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La magia della Giordania

Potrei definirmi con due parole: “stargazing” e “wanderlust”, ovvero “guardare le stelle” e “girovagare”. Esprimono completamente il mio modo di girare il mondo con il quale sono riuscita a concludere la mia ultima avventura in Giordania, davvero indimenticabile.


Ho deciso di condividerla con voi perché, seppur breve, è stata un’esperienza molto intensa che mi ha cambiata nel profondo, e credo che ognuno di noi debba provare queste sensazioni durante un qualsiasi tipo di viaggio.



Sono arrivata a Taba Border Crossing, il confine tra la Giordania e l’Israele la mattina dell’11 agosto, insieme a due mie carissime amiche che hanno reso questa esperienza ancora più speciale. Reduci di una settimana in giro per Israele, eravamo molto stanche a causa del caldo secco tipico di quella stagione e soprattutto del lungo cammino che abbiamo dovuto percorrere per arrivare a destinazione. Mentre camminavamo non sapevamo ancora con certezza se la strada fosse quella giusta, ma la volontà di arrivare alla meta tanto desiderata era così forte che, facendoci forza a vicenda e munite di cartina, bottigliette di acqua, zaino in spalla e trolley un po’ rotti, siamo andate avanti riuscendo finalmente ad intravedere le bandiere della Giordania e la scritta “Welcome to Jordan”.

Raccontare l’emozione e la felicità di quel momento è difficile, e mai avrei immaginato che fosse così forte. Da brave turiste abbiamo incominciato a scattare qualche foto e, in seguito, abbiamo varcato la soglia dove un controllore ci ha spiegato cosa dovessimo fare. Non è stato tutto così immediato e facile. Abbiamo dovuto aspettare almeno una mezz’ora abbondante prima di ottenere il visto e cambiare i shekel israeliani in denaro giordani. Una volta ricevuto ciò che ci spettava però, la fatica è passata in secondo piano sopratutto dopo aver incontrato la persona che sarebbe diventata, per tre giorni interi, il nostro nuovo compagno di viaggio.


Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso la nostra prima meta giordana: il deserto Wadi Rum. Alloggiamo presso il Sun City Camp e dormiamo nelle “bubble tent” o chiamate anche “martian domes” perché assomigliano proprio a delle piccole celle spaziali.

Dopo aver lasciato le valigie, ci accolgono subito i beduini che gestiscono il posto e ci offrono il tipico hummus, il mansaf a base di riso, agnello e yogurt, e il pane arabo insieme ad una bevanda fresca di frutta. Finito quello che era diventato il nostro pranzo, arriva Mosè, la guida che ci avrebbe portato tra le dune colorate e magiche del deserto giordano. Mi ricorderò per sempre la sua gentilezza, intelligenza e saggezza. Ci ha portato in posti inediti, nascosti e magici, siamo stati con lui fino al calare del sole, attimo in cui io mi sono commossa, davanti a quello spettacolo della natura, il tramonto più bello della mia vita. La Giordania mi ha fatto commuovere una seconda volta quando, il giorno dopo, siamo ripartite per lasciare quel posto meraviglioso senza ancora sapere però, che ne avremmo visto un altro ancora più incredibile: Petra, una delle sette meraviglie del mondo. Il cammino verso il sito monumentale è stato lungo e impegnativo. Camminare lungo la gola del Siq, un cunicolo stretto caratterizzato da enormi pareti di arenaria che cambiano colore quando i raggi di sole riescono a penetrare tra questi spazi angusti, accendendo le rocce di infinite striature di arancione, bianco, rosso e rosa è stato emozionante. Il Palazzo del Tesoro e il Monastero rendono Petra ancora più spettacolare, soprattutto al tramonto dove, improvvisamente, tutto si colora di un rosso acceso ed energico, quella stessa energia che la Giordania mi ha lasciato e non mi abbandonerà più.

Questo è stato il significato del mio viaggio, in un paese ricco di sfaccettature storiche culturali, paesaggistiche e sociali, che ti affascina, colpisce, innervosisce ma ti fa anche innamorare e credere in una possibile infinita bellezza delle persone e della natura.


Beatrice Casella in Giordania

instagram @casbibi

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